Geolandia...
 
 
I Dinosauri italiani

Per molti anni gli studiosi hanno ritenuto che in Italia non si sarebbero mai trovati resti di dinosauri, perché circa 200 milioni di anni fa nella zona in cui era situata quella che un giorno sarebbe diventata l’Italia, era collocato un grande mare chiamato Tetide.

I dinosauri erano rettili quasi esclusivamente terrestri, e la loro diffusione avvenne tra la fine del Triassico (circa 230 milioni di anni fa) per poi aumentare nel Giurassico e nel Cretaceo (circa 65 milioni di anni fa). In queste tre epoche geologiche l’Italia si trovava completamente sommersa dal mare Tetide.


Lariosaurus

Uno dei primi rettili fossili descritti e risalente al Triassico Medio è stato il Lariosaurus, ritrovato nel 1839 a Perledo in Provincia di Lecco.

Il Lariosaurus era un rettile di medie dimensioni (fino a 1 metro circa di lunghezza) appartenente ai Sauropterigi, un gruppo estinto di rettili acquatici. Era un animale con collo e cranio allungati, che viveva in ambienti di laguna salmastra o marino costieri, nutrendosi di pesci che afferrava con i lunghi denti sottili e che inghiottiva interi.

La maggior parte degli esemplari ritrovati proviene dal Triassico Medio e sono stati scoperti a Perledo e a Monte San Giorgio e sono attualmente conservati presso il Museo di Storia Naturale di Lecco.












            


                                                    Lariosaurus


                                 

Coelurosaurichnus toscanus (Grallator)

Nel 1940 venne fatto un importante ritrovamento di dinosauri sul territorio italiano.

Si trattava di un’unica orma fossile ritrovata sul Monte Pisano (centro nord della Toscana) di circa 220 milioni di anni fa: un’orma tridattila tipica dei dinosauri carnivori, appartenente a un dinosauro di piccole dimensioni chiamato Grallator (Coelurosaurichnus toscanus).


   









    






          


Neptunidraco ammoniticus

Nel 1955 presso Sant’Ambrogio Veronese (Verona) all’interno del calcare Rosso ammonitico, venne scoperto un fossile di Neptunidraco ammoniticus, un rettile marino estinto, affine ai coccodrilli che visse nel Giurassico 165 milioni di anni fa.

L’esemplare è conservato presso il Museo geologico “G. Cappellini” di Bologna.



  














  



Lavini di Marco

Bisogna aspettare il 1988 prima di fare una delle scoperte più clamorose in Italia: i Lavini di Marco a Rovereto (Trento), un affioramento esposto di rocce sedimentarie con numerose buche riempite di terra e di erba.

La loro esistenza era nota fin dal Medioevo, ma soltanto dopo molti secoli un geologo pensò di rimuovere le zolle di terra ed erba da quelle buche, le quali procedevano a zig-zag e in maniera costante. Si scoprì quindi che si trattava, non di buche ma di orme fossili di dinosauri che avevano camminato sul versante della montagna che nel Giurassico, ben 190 milioni di anni fa, era una spiaggia fangosa. Le orme sono circa 1.000 e appartengono sia a dinosauri carnivori sia a dinosauri erbivori. Il sito paleontologico (detto “biotopo”) Lavini di Marco è a cielo aperto, visitabile e affidato alla tutela del Museo Civico di Rovereto (Trento).


       


















Questa scoperta fece il giro del mondo e stimolò i geologi italiani a cercare con occhi diversi le tracce dei dinosauri in Italia.



Scipionyx Samniticus (“Ciro”)

Il primo ritrovamento scheletrico di dinosauro in Italia fu raccolto nel 1980 da un appassionato di fossili a Pietraroja (Benevento), che tuttavia non si accorse però dell’estrema importanza del ritrovamento, e si dovette aspettare fino al 1993 prima di renderlo pubblico.

Si trattava di un dinosauro molto piccolo e per questo motivo il suo scopritore non sospettò minimamente di avere trovato i resti di un cucciolo di dinosauro del Cretaceo di 113 milioni di anni.

L’importanza di tale ritrovamento si aggiudicò nel 1998 la copertina della nota rivista scientifica “Nature” e il dinosauro venne battezzato con il nome di Scipionyx Samniticus, anche se è molto più conosciuto con il nomignolo di “Ciro”.

Gli studi indicano che il piccolo dinosauro doveva essere morto probabilmente poche settimane dopo essere nato, inoltre l’incredibile fossilizzazione degli organi interni (e non solo) ha reso possibile conoscere numerosi dettagli sull’esemplare e sulla sua biologia.

L’originale è custodito dalla Soprintendenza Archeologica di Benevento mentre un calco è esposto presso il Museo di Storia Naturale di Milano.














                                                                              Lastra con il fossile di cucciolo di Scipionyx samniticus




Tethyshadros insularis (“Antonio”)

Tra il 1980 e il 1996 fu scoperto nei pressi di Trieste nella località fossilifera “Villaggio del Pescatore”, uno dei più grandi e completi scheletri di dinosauri al mondo: si tratta di un Tethyshadros insularis a cui venne dato il nomignolo di “Antonio”. Si tratta di un dinosauro erbivoro “a becco d’anatra” cioè un Adrosauro, lungo 4 metri e risalente a 75 milioni di anni fa.

È esposto in una sala del Museo di Storia Naturale di Trieste, insieme a ritrovamenti di altri fossili di dinosauri avvenuti sempre nella stessa zona.
















                                                                             Tethyshadros insularis


Saltriosauro

Un altro ritrovamento scheletrico di dinosauro in Italia, venne alla luce a Saltrio (Varese) presso la Cava Salnova nel 1996: si tratta del primo grande dinosauro carnivoro italiano. Tale dinosauro rappresenta una specie nuova per la scienza, per cui è stato nominato Saltriosauro.

Era un feroce predatore che visse in Lombardia ben 200 milioni di anni fa; otto metri di lunghezza, una tonnellata e mezza di peso, un cranio di 70 cm con denti aguzzi e arti inferiori muniti di artigli.

Sono rimaste poche ossa ma sono sufficienti a dimostrare che la descrizione non è frutto di fantasia; la scoperta è molto importante perché l'esemplare proviene da rocce piuttosto antiche, risalenti al Sinemuriano (l'inizio del Giurassico inferiore), un'epoca in cui, tra i dinosauri carnivori, si credeva esistessero soltanto animali più primitivi chiamati Ceratosauri.
Il Saltriosauro rappresenta in assoluto il terzo genere di dinosauro di cui siano stati trovati resti scheletrici in Italia (dopo Ciro e Antonio) ed è per ora il primo e unico dinosauro terrestre lombardo.

La ricostruzione del Saltriosauro è oggi visibile nel Museo civico di Storia Naturale di Milano e nel Museo civico dei fossili di Besano (Varese).













                                                               Saltriosaurus


Besanosaurus

Nella primavera del 1993 nella cava del Sasso Caldo, nei pressi di Besano (Varese), venne ritrovato dai volontari del gruppo paleontologico di Besano un fossile che ad esclusione della punta del rostro, era completamente immerso nelle rocce circostanti. L'esemplare venne poi alla luce nel laboratorio paleontologico del Museo Civico di Storia Naturale di Milano dopo 16.500 ore di preparazione. I paleontologi rimossero la roccia che racchiudeva il fossile passo dopo passo, utilizzando sabbiatrici, ceselli, aghi e con l'ausilio di uno stereo microscopio. Le 38 lastre di roccia vennero poi riassemblate e fu creata una matrice di silicone, dalla quale poi si ottenne un calco dell'esemplare originale. Attualmente il fossile si trova nel Museo civico di Storia Naturale di Milano, presso il quale si possono ammirare un calco e una ricostruzione dell'animale. Un altro calco si trova nel Museo civico dei fossili di Besano. Il fossile venne classificato con il nome di Besanosaurus leptorhynchus (il cui nome significa "lucertola di Besano dal becco sottile") e si tratta di una forma primitiva di ittiosauri.














                                                                                            Besanosaurus leptorhynchus: fossile e ricostruzione dell’esemplare





Altri ritrovamenti di orme fossili sono stati fatti nel 1999 ad Altamura (Bari) dove sono state scoperte migliaia di impronte risalenti al Cretaceo.


Più di recente nel 2006 a Sezze ed Esperia (province di Frosinose e Latina) sono stati rinvenuti dei siti che contano diverse impronte di dinosauri medio-grandi e piccoli dinosauri carnivori, e nel 2007 ne sono state scoperte altre a Coste dell’Anglone.


Nel 2008 infine, sono state rinvenute alcune impronte di un rettile risalenti a circa 245 milioni di anni fa, per la precisione si tratta di un tipo di impronte riferibili al gruppo Chiroterium (cioè “mano di animale” per la loro somiglianza alle dita umane) le quali vengono attribuite a rettili antenati dei dinosauri chiamati Archosauria. La specie più probabile a cui si possono riferire è Ticinosuchus ferox, che evidenzia come si trattasse di uno dei più importanti predatori carnivori attivi dell’ecosistema desertico-tropicale in cui viveva.


Tutti questi ritrovamenti di dinosauri hanno risollevato la questione se l’Italia fosse o meno sommersa dal mare Tetide. Gli studiosi hanno quindi iniziato a ipotizzare che, nelle zone in cui sono stati fatti i ritrovamenti di dinosauri, vi fossero nel Giurassico degli arcipelaghi di isole.















Esempio di orma tridattile di un Grallator ed esemplare di Coelurosaurichnus toscanus

Neptunidraco ammoniticus: fossile e ricostruzione dell’esemplare

I Lavini di Marco a Rovereto                 Orme di dinosauri